Il nostro presepe

Dettaglio della Natività nel presepe della Madonna dei Cappuccini 2026

In questi ultimi anni sono stati celebrati diversi anniversari legati alla vita di san Francesco.

Nel 2026 si celebrerà l’ottavo centenario della sua morte.

Il nostro presepe vuole ricordare quanto lui amasse l’umanità di Dio, la sua incarnazione, tanto da volerne rappresentare la scena. A Greccio, nella notte di Natale del 1223, fu rappresentato davanti a molti fedeli il presepe più famoso: un asino e un bue con una mangiatoia ai piedi di un altare:

“E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme”. (dalle Fonti Francescane)

Francesco poi volle che li fosse celebrata l’eucaristia, perché come egli disse una volta:

 «Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote». (dalle Fonti Francescane)

Il nostro presepe vuole rievocare quella notte così preziosa, la notte di Betlemme…la notte di Greccio.

Il paesaggio ricorda la valle reatina, le case i borghi medievali come Greccio. La scena è ambientata in una chiesa dell’epoca per sottolineare il forte legame tra il Natale e l’eucaristia.

Tutto cerca l’armonia…il creato, l’umanità e le sue opere, Dio e la sua opera. Quando l’uomo cerca Dio, ecco schiarirsi le nuvole e placarsi la violenza. Cosa c’è di più disarmante di un piccolo bambino posto nelle nostre mani?

“La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura. Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore”.

(Messaggio di papa Leone XIV per la LIX giornata mondiale della pace)

Ringraziamo di cuore i volontari che hanno permesso la realizzazione del presepe con la loro collaborazione, dedizione e passione.

A tutti voi un augurio di pace e di bene per un santo Natale e un sereno anno nuovo alla presenza del Signore Gesù, nostra gioia, speranza e vita.